martedì 29 novembre 2011

L’apolitica della politica

di Francesco Ratti
 
Amici miei atto II. Si può raccontare delle nomine di ieri omaggiando Monicelli nell’anniversario della scomparsa. E senza rischiare di essere fraintesi, poiché nella sfornata di Sottosegretari e Viceministri del Cdm di ieri se ne riscontrano tanti. Se n’era parlato per settimane, nessuna influenza politica ma solo tecnici. Nessuna spartizione di partiti o nomine su misura, la ricetta magica che avrebbe completato la squadra di Governo. Ed ecco che, analizzando la lista di nomine, avviene l’esatto contrario. Come molti anche il sottoscritto ha dovuto passare un po di tempo sui motori di ricerca per cercare biografie e notizie correlate a quella sfilza di “carneadi” , e i risultati sono stati tali da creare un senso di disagio, mentre su media e social networks impazzavano i consensi e i commenti di apprezzamento. Tutte vecchie conoscenze della politica, in modi più o meno eclatanti, i neo nominati. Sarebbe interessante ripescare dalle polverose cantine un vecchio gioco da tavolo che fece storia, “Indovina chi?”, e divertirsi a formare il nuovo Governo. Milone , capo della segreteria di La Russa, ad esempio, va all’Interno. E c’è anche il marito della capo di gabinetto di Schifani, Cardinali e una politologa del gruppo Aspen Italia, Dassù,  il cui presidente è Tremonti. C’è Peluffo, beniamino dell’ex presidente Ciampi; Ciaccia che  proviene da Intesa San Paolo e Malinconico che, secondo quanto riportavano i giornali qualche mese fa,  vanta trattamenti di favore da parte del famigerato Anemone. Un ultima citazione, e poi concludo per carità di patria anche se potrei continuare un  altro pò, il neo sottosegretario alla Giustizia Mazzamuto, pupillo a quanto sembra di Filippo Mancuso.  

Diciamocelo, rincorrere l’antipolitica non serve a nulla e mascherare col nominativo di “tecnici” amici e conoscenti dei politici è un’operazione miseramente fallita. Il Paese e i cittadini italiani hanno bisogno di tutt’altro, di riappropriarsi dello spazio politico e di quello istituzionale al più presto possibile. Ci siamo sempre stupiti dinanzi all’idea che la vecchia maggioranza politica portava avanti, quella del Paese-Azienda, e altrettanto ci stupiamo nel sapere il nostro Paese sotto amministrazione controllata, con una volontà popolare esautorata (non solo il voto elettorale, ma anche gli esiti referendari sono in questo momento in discussione) e la recessione che pian piano ci sta venendo incontro. Di tutto abbiamo bisogno al momento tranne che di ulteriori insicurezze e tentennamenti. Al Governo della politica hanno sostituito il Governo della Finanza, ma non pare che per adesso ci siano cambiamenti; anzi quelli che si prospettano vanno in direzione ostinata e contraria (perdonate la seconda citazione) alle aspettative della gente. Che si sta scollando sempre di più dalle proprie istituzioni, e questa è una cosa gravissima. 

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