lunedì 21 novembre 2011

Berlusconi? Ignoratelo!

di Francesco Cacciante
 
Ad una settimana dall'insediamento del nuovo governo, il primo consiglio dei ministri. Ad una settimana dalla caduta dello psico-nano, il nome di Berlusconi risulta paragonabile, in quanto a citazioni in un notiziario medio, a quello di molti altri esponenti di spicco del panorama politico odierno. Che però i contenuti dei suoi interventi siano prevedibili, è una cosa prevedibile a sua volta. La sensazione è che anche dopo la sua ingloriosa uscita di scena ci sia qualcosa che non gli sia andata giù. E non è, si badi bene, la perdita dell'incarico di governo (non è mai sembrato più di tanto crucciato all'idea di farsi succedere dal fidato Angelino, chissà perché), bensì la perdita del diritto (o forse dovere) di poter dettar legge. E lo ha già dimostrato più volte in questa settimana con varie dichiarazioni in cui ha indicato cosa si dovesse fare su questioni cruciali, ad esempio sulla patrimoniale, oppure cercando di rendere chiaro a tutti che la sussistenza di questo governo dipende sempre e comunque dal suo regio volere.

Fortunatamente per noi e pateticamente per lui, l'immagine che trasmette di sé in questo momento, è la stessa di un bambino appena messo in punizione, che frigna aggrappato alla sottana della mamma chiedendo se potrà comunque avere il suo dolcetto dopo-cena.

E preso da questa ventata di umorismo, in parte ingiustificata, mi viene in mente una puntata dei Simpson che calza a pennello, una puntata speciale di Halloween per l'esattezza: in questo episodio i personaggi dei cartelloni e delle gigantografie pubblicitarie sparse per tutta Springfield prendono vita e cominciano a radere al suolo la città; alla fine l'unico rimedio per porre fine alla distruzione risulta essere quello di ignorare i mastodontici devastatori. Smettendo di prestargli attenzione, cadono stecchiti al suolo restituiti al loro status di effigi inanimate. Spero di aver reso l'idea.

Molti dicono che siamo ad una svolta. Io dico che in questo momento abbiamo la possibilità, di segnare una svolta. Possiamo far sì che gli avvenimenti degli ultimi giorni segnino la fine definitiva dell'egida Berlusconi, oppure rendere questo momento soltanto un'altra parentesi alla fine della quale re-instaurare il vecchio stato delle cose. Tutto sta però nel destino del berlusconismo, più che di Berlusconi.

Per prima cosa constatiamo che il berlusconismo è ormai diventato uno stato sociale, un modello di comportamento, ben più di un'ideologia, e non mi stupirei se fra qualche anno si vedesse apparire il termine anche sui vocabolari e sulle enciclopedie.

Secondo, da dove è venuto fuori il berlusconismo. La risposta più immediata e banale (e secondo il rasoio di Occam probabilmente la più giusta) è dalla televisione. Si sbaglierebbe se si pensa che lo stile di vita di Mr. B sia venuto fuori solo negli ultimi anni a causa della vagonata di scandali emersi. Il proselitismo è cominciato molti anni prima ad opera delle sue reti televisive. Veline, calciatori e psicosi anti-comunisti (comunisti che, per mia modesta opinione, in Italia non si sono mai visti nemmeno fra le fila del PCI) e altre banalità, hanno piantato nei cervelli italiani il germe di un modello di comportamento che poi negli anni si è sviluppato.

Se, infine, si aggiunge che la maggior parte dei votanti Pdl, alla domanda «Perché hai votato Berlusconi» risponde «Perché è un grande», quasi stessero parlando di una rockstar ed ignorando completamente i contenuti politici della questione, il quadro è completo.

Il berlusconismo diventa quindi non una conseguenza di una certa classe politica, bensì la sua causa; la mossa di un abilissimo e furbissimo stratega che prima di scendere in campo, si spiana la strada. Una volta che il cittadino è stato inconsciamente condizionato e costretto ad ammettere, accettare e persino ad osannare, stili di vita al limite dell'etica, quanto sarà stata difficile l'ascesa di un personaggio che ostenta proprio quegli stili di vita?
E quale arma abbiamo noi per contrastare tutto questo?
Anche qui la risposta è semplice: Cultura e Informazione.

Dobbiamo spegnere la televisione. Abbandonare i titoli altisonanti di giornali che inneggiano alla verità. Smettere di pensare che se ad una nostra figlia viene offerto un posto di lavoro in cambio della sua avvenenza, sia tutto lecito perché tanto chiunque farebbe lo stesso a meno di non essere un po' rincoglionito. Riprendere in mano un libro. Ascoltare più musica, magari quella che Finardi chiamava “ribelle” negli anni '70.

Bisogna far riaffiorare il sistema del merito. Premiare chi produce. Ma non sto parlando di ricompense fisiche ma di morale. Perché i calciatori e le veline di oggi non potrebbero essere un giorno soppiantati da ricercatori e poeti di domani? Perché non a loro la nostra ammirazione?

Praticare sport, uscire di casa, vedere facce nuove. Parlare e soprattutto ascoltare. Qualunque cosa aiuti ad aprire la mente e allargare gli orizzonti, perché è solo imparando a pensare col proprio cervello che potremo evitare di ricadere sotto personaggi dall'alone messianico.

Certo che il discorso è molto più complicato di quanto detto in queste poche righe. E forse anche un po' utopistico.

Ma avete notato il calo di ascolti del Grande Fratello?

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